L’Arena di Verona è uno dei monumenti più famosi del Nord Italia e detiene il non trascurabile primato di essere uno degli anfiteatri di origine romana ancora utilizzati a distanza di oltre 2.000 anni dalla costruzione. L’Arena ospita da più di un secolo i principali appuntamenti della stagione lirica veronese e un numero enorme di altri spettacoli.
La sua storia affonda le radici nel mito: ancora oggi circola un’antica leggenda in merito a chi fu il vero creatore del simbolo di Verona.
Per scoprire la bellezza di questo luogo è meglio procedere con calma prendendosi il giusto tempo, a piedi o magari facendo un bike tour a Verona.

La storia dell’Arena di Verona

L’Arena di Verona sorge oggi in Piazza Bra, in una zona situata nel cuore di Verona. All’epoca della sua progettazione e costruzione, però, esattamente come gli stadi moderni, l’Arena si trovava in periferia, addirittura oltre il cerchio delle mura di cinta.

Secondo gli storici si può datare la costruzione dell’Arena intorno al I secolo d.C., mentre il suo restauro fu avviato da Teodorico, re dei Goti. All’epoca una parte dei materiali da costruzione utilizzati per l’Arena (pietra calcarea bianca e rosa proveniente dalla Valpolicella) vennero reimpiegati per la realizzazione di alcune facciate degli edifici circostanti, facciate che sono visibili ancora oggi e che creano una piacevole quanto unica armonia cromatica.

Nel 1183 un forte terremoto fece crollare il terzo ordine di arcate, di cui oggi rimane una piccola testimonianza (solo quattro archi) nella celebre “Ala” che caratterizza il profilo superiore dell’arena.

Oggi l’arena può contenere al massimo 15.000 spettatori, mentre in origine poteva ospitarne 30.000 e oltre. Il motivo di questa drastica riduzione sta nelle moderne misure di sicurezza e naturalmente nelle differenti esigenze sceniche di spettacoli che vengono messi in scena su palcoscenici che occupano parte degli spalti.

La leggenda dell’Arena di Verona

Per quanto la storia dell’Arena di Verona sia conosciuta dagli storici e discretamente documentabile, per secoli la sua costruzione è stata al centro di una leggenda che coinvolge addirittura il Diavolo in persona.

Secondo la fantasiosa vicenda, il Diavolo apparve a un uomo condannato a morte per aver commesso un crimine molto grave. Il Diavolo suggerì al condannato di costruire un grande teatro per gli abitanti della città, in questo modo si sarebbe conquistato la grazia.

L’uomo fece presente al Diavolo che, per quanto quella fosse una buona idea, si trattava di un progetto irrealizzabile: come avrebbe potuto costruire un teatro da solo, oltretutto confinato in una cella?

Il Diavolo gli propose allora uno scambio: avrebbe costruito il teatro in una notte in cambio della sua anima. Il condannato, intravedendo una speranza di salvarsi la vita, accettò.

Quella stessa notte una schiera di demoni al comando del Diavolo cominciò la costruzione dell’arena della città ma, nella sua cella solitaria, il condannato stava pentendosi amaramente di quello che aveva fatto. L’uomo pregò la Vergine di risparmiare la sua anima, dicendosi molto pentito del patto che aveva stretto con Lucifero.

La Madonna, impietosita, decise di salvarlo: quella mattina l’alba giunse due ore prima e le campane delle chiese di Verona, mosse da mani invisibili, iniziarono a suonare l’Angelus.

Scacciati dalla luce del sole e dalla musica sacra, i demoni non riuscirono a ultimare la loro opera: mancava soltanto una piccola pietra.

L’anima dell’uomo fu salva, dal momento che il Diavolo non era riuscito a mantenere la promessa di ultimare la costruzione dell’arena in una notte. I governanti della città dal canto loro decisero di graziare il cittadino, poiché grazie al suo intervento la città aveva un nuovo, grandioso teatro. Il Diavolo, a Verona, quella notte venne gabbato.

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