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Purtroppo in Italia è diventata quasi una consuetudine quella di registrare eventi catastrofici originati dalla natura. Ci sono situazioni imponderabili sulle quali c’è ben poco da fare, altre invece sono riconducibili alle attività umane.
Le ragioni risiedono sia nell’avidità del genere umano che per ottenere vantaggi materiali non tende a rispettare la natura, sia nell’incuria nei confronti dell’ambiente.
Potrebbe essere sufficiente pensare al modo selvaggio di costruire edifici laddove non sarebbe il caso perché non si tiene in alcuna considerazione il territorio o, anche, alla deforestazione che ogni anno priva il pianeta di elementi vitali per lo stesso.
La lista sarebbe così lunga ed articolata se si tenesse conto dello sfruttamento del suolo e del sottosuolo senza arrivare alla sensibile riduzione di molte specie animali e vegetali: tutti fattori, questi, che uniti alle nocive emissioni di anidride carbonica, hanno provocato un radicale cambiamento climatico del quale pare importare poco o nulla a chi gestisce le leve del comando del sistema, come politici e grandi gruppi industriali.Il secondo caso, ovvero l’incuria nei confronti dell’ambiente, è sicuramente più gestibile del primo, trattandosi di un problema di educazione ambientale del quale non tutti ne conoscono i pilastri.

Le esondazioni dei fiumi e l’irregolarità delle precipitazioni

Sappiamo che il nostro territorio è stato vittima più volte di significative esondazioni fluviali tanto che, ad ogni nubifragio importante, molti centri abitati corrono il rischio di essere allagati da torrenti, fiumi e corsi d’acqua che tracimano.
È diventata una cattiva consuetudine quella di correre ai ripari quando il danno è fatto. Si resta solamente a contare i danni.
Eppure non c’è ancora una precisa politica nazionale che tenda a proteggere sufficientemente la popolazione contro estremi eventi climatici forieri di disastri a volte evitabili.
Gli esperti del clima hanno appurato che esiste un’irregolarità delle precipitazioni che vedono la diminuzione delle giornate di pioggia lieve contro l’aumento di quelle in cui la pioggia è veramente intensa. Per chi volesse un approfondimento in merito, rimandiamo al sito ufficiale dell’Istat con le statistiche aggiornate -> https://www.istat.it/it/archivio/precipitazioni
Nonostante queste problematiche appena evidenziate, non muta la politica di urbanizzazione che affligge l’Italia, dove si edifica in modo del tutto selvaggio in barba al più elementare rispetto della natura e del territorio.
Non si contano più i criminali disboscamenti, la pavimentazione degli alvei, il restringimento di un corso d’acqua per motivi di interesse. Tutto ciò non fa altro che aumentare in modo esponenziale il rischio di terribili esondazioni annesse a tutte le loro conseguenze.
C’è anche da considerare il fatto che la manutenzione dei corsi d’acqua o non viene eseguita oppure è fatta in modo poco efficace, dimenticandosi che è indispensabile assicurare al fiume un alveo dove poter scorrere liberamente soprattutto quando forti precipitazioni o altre cause, fanno alzare il suo livello.

La manutenzione e pulizia dei fiumi

Gestire l’ambiente non è cosa facile, ma tuttavia fondamentale proprio per evitare rischi provocati dalle variabili climatiche che devono essere sempre supervisionate.
I fiumi (e i corsi d’acqua in generale) devono scorrere in quello che è il loro naturale alveo che deve essere inserito all’interno del suo contesto naturale.

Un esempio? I boschi. Essi hanno il compito di contenere l’eccesso delle acque aiutando così il corso d’acqua a smaltire in modo naturale eventuali straripamenti.

Uno degli interventi principali in sede preventiva è quello di trovare il modo di frenare l’irruenza dell’acqua tracimata dal fiume esondato. Irruenza originata da ondate improvvise formate dal distacco di pozioni di argine che collassano improvvise. Non è raro che una zona arbustiva poco curata si trasformi in un’area con alberi di alto fusto radicati su un terreno instabile privando quella parte di fiume del suo argine naturale.
Fare una corretta manutenzione e pulizia del fiume si deve tradurre con la pulizia dei suoi argini che devono restare liberi da tronchi, rami, detriti, massi e qualsiasi altra cosa possa influire negativamente sul naturale flusso delle acque.
Una pulizia che non deve significare azzerare il territorio, in quanto sconvolgerebbe a livello ecologico il suo equilibrio, ma che operi consapevolmente e in modo mirato onde rispettare (ed eventualmente reintegrare) tutti quei naturali elementi stabili che sono necessari per il contenimento del flusso dell’acqua.
La messa in sicurezza dei fiumi dovrebbe riguardare la autorità preposte a livello regionale e questa dovrebbe prevedere una calendarizzazione degli interventi di pulizia necessari a liberare l’alveo di ostruzioni che ne limitino la portata.
La rimozione delle ramaglie e dei detriti deve essere effettuata con degli escavatori o miniescavatori che sono forniti di benne bivalve, polipi idraulici o particolari pinze forestali o pinze per tronchi e massi con cui poter pulire in maniera ottimale le aree interessate.
Macchinari comuni con accessori specifici. Dato che ogni situazione è a se stante, è cura degli operatori del settore scegliere il tipo di macchina più idonea per fare il lavoro di pulizia richiesto come scegliere se utilizzare un modello di pinza o un’altra affinché sia garantita la presa più efficace.

La pulizia dei fiumi: le azioni preventive

Per concludere questa breve esposizione possiamo affermare che, indipendentemente dai fenomeni atmosferici che sconvolgono il clima provocando scompensi di ogni tipo, la prima regola per la pulizia dei fiumi e dei corsi d’acqua è quella di non essere proprio noi i primi a non rispettare la natura con i nostri comportamenti.
Risulta essere incivile qualsiasi gesto che provochi l’alterazione dell’ambiente come quello di gettare dei rifiuti nei fiumi e nei corsi d’acqua. Potrebbe apparire un piccolo ed insignificante gesto quello di buttare una bottiglia di plastica nel fiume ma tanti piccoli insignificanti gesti costituiscono la base di un problema potenziale ben più grave come quello di partecipare alla creazione di un tappo che inibisce il regolare flusso idrico che, a lungo andare, potrebbe essere foriero di un tracima mento delle acque con tutte le sue conseguenze.
C’è moltissimo da fare per rendere sicuri al massimo i nostri fiumi incominciando dal prendere coscienza di quella educazione ambientale che difetta nella gran parte degli italiani.
Politiche appropriate che prevedano il ripristino degli alvei dei fiumi che attraversano zone considerate a rischio, sarebbero opportune inaugurarle il prima possibile onde evitare che si ripetano quei disastri che costano sia in termini di risorse economiche sia in termini di vite umane. Dipende solo dalla nostra sensibilità e dalla coscienza civica.