L’isteroscopia operativa è una moderna procedura chirurgica endoscopica mini-invasiva, che consente di curare patologie dell’utero, dell’endometrio e della cervice uterina.

Negli ultimi 25 anni, la chirurgia ginecologica ha conosciuto un cambiamento radicale, tanto che oggi molte patologie possono essere trattate con interventi meno traumatici rispetto al recente passato.

Un ringraziamento va al dottor Fabio Pietroluongo, per le informazioni che ci ha fornito.

Tra questi interventi di chirurgia ginecologica mininvasiva, possiamo includere proprio l’isteroscopia operativa, con la quale, grazie a moderni strumenti collegati ad una telecamera, è possibile osservare su un monitor i movimenti precisi e delicati che si effettuano nell’utero.

Indicazioni

Le indicazioni dell’isteroscopia operativa sono:

  • rimozione di polipi endometriali o endocervicali;
  • rimozione di fibromi uterini, sia sottomucosi che intramurali;
  • rimozione di aderenze uterine, dette sinechie;
  • rimozione di setti uterini, i quali comportano malformazioni, che, talvolta, possono essere causa di sterilità femminile o di aborti ripetuti;
  • rimozione di residui placentari ritenuti in utero dopo un aborto spontaneo o un raschiamento o un parto, che possono essere causa di emorragie abbondanti;
  • rimodellamento di uteri malformati, come un utero tubulare o utero a T, che hanno cavità ristrette ed inadatte allo sviluppo di una gravidanza;
  • plastica sull’istmo uterino per ridurre la concavità che può inaspettatamente verificarsi dopo un intervento di taglio cesareo, chiamata appunto istmocele. Questa condizione è causa di perdite marroni o rosso vivo, fastidiose e che possono protrarsi per alcuni giorni dopo la fine del flusso mestruale;
  • inserimento di minispirali all’interno delle tube per una sterilizzazione definitiva;
  • rimozione di dispositivi contraccettivi intrauerini (IUD), che non è possibile estrarre durante la visita ginecologica (lost IUD);
  • rimozione di lesioni preneoplastiche (iperplasia ghiandolare complessa con atipie);
  • ablazione endometriale, ossia il trattamento di prima scelta nelle donne che presentano sanguinamenti uterini resistenti alle terapie ormonali.

Strumenti utilizzati

Gli strumenti che consentono di poter vedere cosa c’è nell’utero e che ci permettono anche di rimuovere le lesioni presenti sono i moderni isteroscopi, che oggi possiamo utilizzare in base alla patologia da trattare e il cui diametro varia dai 5, 6 mm fino ad arrivare ai 9 mm.

In questo modo, possiamo asportare anche lesioni grandi, che misurano addirittura 7-8 cm, senza traumatizzare il tessuto sano circostante.

Questa precisione risulta molto utile anche nell’identificazione di lesioni preneoplastiche o francamente maligne. Rispetto al tradizionale raschiamento diagnostico intrauterino che veniva eseguito “alla cieca” (chiamato anche curettage o D&C) oggi, con l’isteroscopio, si è sicuri di asportare solo la lesione che si vuole esaminare senza danneggiare il tessuto sano circostante.

Isteroscopia operativa anestesia

In molti casi, è prevista una sedazione, che permette alla paziente di non sentire dolore e, allo stesso tempo, consente al medico di operare tranquillamente, ma anche più velocemente ed in sicurezza.

La durata dell’anestesia dipende dalla patologia da trattare e può variare dai 10 ai 70 minuti.

In alcuni casi, come nelle miomectomie difficili, è consigliabile l’anestesia subaracnoidea, detta comunemente anestesia spinale. Negli interventi di metroplastica per correggere malformazioni uterine, in cui all’intervento per via isteroscopica è necessario abbinare la laparoscopia, è preferibile l’anestesia generale con l’intubazione oro-tracheale.

Quando è necessaria l’anestesia, è indispensabile osservare il digiuno da almeno 8 ore per evitare il vomito col rischio di polmonite “ab ingestis”.

Quando le lesioni sono particolarmente piccole è possibile utilizzare strumenti di calibro inferiore e, in questi casi, non è richiesta alcun tipo di anestesia.

Rapporti prima o dopo l’isteroscopia?

Si, è possibile avere rapporti dopo l’isteroscopia; mentre si consiglia di non averne nelle 12 ore precedenti all’esame.

Isteroscopia operativa durata

Un intervento di isteroscopia operativa può durare dai 10 ai 70 minuti e ciò dipende non solo dall’abilità dell’operatore, ma anche dalla patologia da trattare.

Ad esempio, la rimozione di un polipo endometriale di 1,5 cm può durare 10 minuti, mentre la rimozione di miomi uterini anche 70 minuti. Difficilmente è possibile prolungare l’intervento.

L’utero, dopo un variabile lasso di tempo, comincia a contrarsi e non consente di poter lavorare al suo interno; inoltre, in alcuni casi, l’endometrio si imbibisce di liquidi ed ispessendosi tende a coprire le patologie presenti in cavità.

Isteroscopia operativa convalescenza

Generalmente, la donna è dimessa dopo qualche ora dal termine dell’intervento.

Tuttavia, altre volte è necessario sorvegliare la donna nelle ore successive e, quindi, trattenerla per una notte e rimandare la dimissione al giorno successivo.

Grazie alla mini-invasività dell’intervento, generalmente, la donna ritorna alle proprie abitudini di vita già nelle 8 ore successive, pertanto il giorno successivo è già possibile tornare al lavoro, avere rapporti sessuali e condurre una vita regolare e senza limitazioni.

Se presenti dopo l’intervento, i crampi possono durare qualche ora e scomparire anche senza alcuna terapia.

In alcuni casi, possono esserci perdite ematiche simil-mestruali della durata di alcuni giorni, che però risultano del tutto normali.

Il ciclo mestruale successivo all’intervento di isteroscopia operativa può essere più abbondante del normale.